accettare il proprio corpo la lezione di manila esposito
19 Agosto 2026

Tempo di lettura: 6 min'

Accettare il proprio corpo: la lezione di Manila Esposito

C’è qualcosa di strano nel modo in cui guardiamo il corpo: può essere forte, sano, allenato. Può permetterci di correre, lavorare, amare, viaggiare, partorire.

Può perfino portarci sul gradino più alto di un podio.

Eppure basta una fotografia perché tutto questo passi in secondo piano.

Il corpo smette di essere ciò che fa e torna a essere soltanto ciò che appare.

È quello che è successo a Manila Esposito, campionessa italiana di ginnastica artistica, finita al centro di commenti e critiche sul proprio fisico proprio mentre agli Europei di Zagabria conquistava un oro e due argenti.

Un oro e due argenti: e l’unica cosa che è stata notata, è il suo fisico.

La sua risposta contiene però una riflessione che va ben oltre lo sport: se il suo corpo fosse diverso, probabilmente non potrebbe fare tutto quello che fa.

E forse è proprio da qui che dovremmo iniziare a parlare di cosa significa davvero accettare il proprio corpo.

Abbiamo imparato a guardare il corpo prima di ascoltarlo

Troppo grasso. Troppo magro. Troppo muscoloso. Poco tonico. Con troppa pancia. Con poche curve.

Quando parliamo di corpo utilizziamo continuamente parametri estetici.

Lo facciamo con gli altri, ma soprattutto con noi stessi.

Ti guardi allo specchio e molto probabilmente la prima domanda che ti viene in mente non è:

“Come sto?”

ma:

“Come sembro?”

A volte addirittura guardiamo qualcuno in spiaggia, in piscina e poi posiamo lo sguardo su di noi: “somiglio a lei o sembro più grassa?” oppure anche “ma si vede che vado in palestra?” come se il benessere che apporti al tuo corpo, allenandoti, debba necessariamente vedersi.

Il problema nasce quando il valore del corpo viene progressivamente fatto coincidere con la sua capacità di avvicinarsi a un modello estetico ideale.

Ed è diventato un problema quando i confronti, paragoni continui, sono milluplicati: social, media di ogni genere.

Ne abbiamo parlato qui, dove viene analizzata questa trappola dello specchio, questo confronto sui social che non ci motiva a dare il meglio di noi, ma ci spinge a rientrare in alcuni canoni estetici a volte impossibili.

Il corpo di Manila Esposito racconta qualcosa di diverso

Nel caso di Manila Esposito il paradosso è ancora più evidente: parliamo del corpo di un’atleta capace di eseguire esercizi che richiedono forza, esplosività, equilibrio e controllo estremi.

Eppure anche quel corpo è stato giudicato perché ritenuto da alcuni non sufficientemente vicino all’immagine tradizionalmente associata a una ginnasta.

Il corpo di una ginnasta che vince 1 oro e 2 argenti viene giudicato non adatto per una ginnasta.

Manila aveva spiegato già in passato di essere lontana dallo stereotipo della ginnasta molto minuta e di considerare proprio la propria struttura fisica indispensabile per raggiungere la potenza richiesta dalla disciplina.

Il punto, quindi, non è stabilire se il suo corpo sia bello oppure no.

La domanda interessante è un’altra: perché sentiamo ancora il bisogno di stabilirlo?

E se iniziassimo a chiederci cosa sa fare il nostro corpo?

Prova per un momento a spostare l’attenzione.
Non chiederti quanto è piatta la tua pancia ma chiediti se riesci ad alzarti facilmente da una sedia.

Smettila di chiederti soltanto quanto pesi, piuttosto chiediti se hai abbastanza energia per arrivare alla fine della giornata.

Non concentrarti esclusivamente sulla taglia dei pantaloni, pensa a quanto riesci a camminare, dormire bene, muoverti, giocare con i tuoi nipoti, portare le buste della spesa o partire per un viaggio.

Questo non significa che desiderare di dimagrire sia sbagliato: significa cambiare il motivo per cui vuoi farlo.

Puoi desiderare un corpo diverso, un corpo più atletico, più in forma. E’ un tuo diritto voler perdere qualche chilo, sperare che questo ti faccia dormire meglio, sentire meno stanca, affaticata, più energica.

Ma no, non è un tuo dovere rispettare nessun canone estetico, nemmeno se sei una ginnasta che sale su un podio, soprattutto se sei una ginnasta che sale su un podio.

Il corpo va oltre i numeri, le taglie, le misure: una taglia L potrebbe starti perché sei alta o perché hai dei fianchi ginoidi. Un BMI di 25 potrebbe significare un peso leggermente fuori range, o una massa muscolare allenata. Una circonferenza seno abbondante potrebbe derivare da una coppa di seno prosperoso o da un busto largo, muscoloso e allenato.

Dietro ogni numero c’è una storia, la verità è che dovremmo imparare a conoscere quella.

Accettare il proprio corpo non significa smettere di voler cambiare

Questo è probabilmente uno dei punti più importanti: accettazione e cambiamento non sono necessariamente due concetti opposti.

Puoi accettare il tuo corpo e allo stesso tempo desiderare di perdere peso, magari desideri di iniziare a volerti bene e contemporaneamente decidere di migliorare la tua alimentazione.

Potrai essere grato a ciò che il tuo corpo ti permette di fare oggi e lavorare affinché domani possa fare ancora di più.

La differenza sta nel punto di partenza.

C’è una grande distanza tra pensare:

“Devo dimagrire perché il mio corpo così non va bene.”

e pensare:

“Voglio prendermi cura del mio corpo perché voglio stare meglio.”

Il risultato sulla bilancia potrebbe persino essere simile. Ma il percorso mentale che ti porta fin lì è completamente diverso.

Quando la bilancia diventa l’unico giudice

Per anni il dimagrimento è stato raccontato quasi esclusivamente attraverso un numero.

Peso iniziale.

Peso desiderato.

Chili persi.

Ma se alla fine di un percorso hai perso peso e continui a guardarti allo specchio cercando qualcosa che non va, abbiamo davvero raggiunto l’obiettivo?

Ecco perché i nutrizionisti di Mi Piace Così, i bravi nutrizionisti in generale, quando capiscono che il paziente con la quale si interfacciano non ha un buon rapporto con il numero che appare tra i piedi al mattino, gli dicono semplicemente di non pesarsi.

I miglioramenti del nostro corpo possono palesarsi nei modi più disparati:

  • avere più energia;
  • muoverti con maggiore facilità;
  • dormire meglio;
  • sentirti meno affaticato;
  • avere un rapporto più sereno con il cibo;
  • riscoprire attività che prima evitavi.

Sono risultati che una bilancia non è in grado di misurare.

Ma se, nonostante ciò, desideriamo comunque modificare la nostra immagine allo specchio, ci sono tantissimi fattori che possiamo prendere in considerazione che non riguardano solo il peso: centimetri (e ne parliamo in questa puntata del podcast) o foto di paragone nel tempo.

Il corpo che hai oggi non è il corpo che avevi a vent’anni

C’è poi un’altra cosa che spesso dimentichiamo: il corpo cambia.

A 30 anni non è quello dei 20. A 50 non è quello dei 30. A 60 può essere ancora diverso.

La storia del tuo corpo la conosci solo tu, e tu per prima non dovresti paragonarti oggi con ieri:

Quando avevi 15 anni eri spensierata, studiavi, tutto andava bene: magari eri snella, magari invece avevi già qualche chilo di troppo.

A 25 anni iniziano i primi amori, qualcuno magari aveva già figli e attraversato una gravidanza, lo stress del primo lavoro e delle prime responsabilità del mondo adulto.
A 40 anni la tua vita è rodata, anni di sacrifici, lavori cambiati, figli da accudire.

Compi 50 anni e iniziano i primi segni che il tempo più severi: la menopausa, la stanchezza, i primi decadimenti di salute.

A 60 anni ti guardi indietro e vorresti avere il corpo di quando ne avevi 30. E pensi: “ero davvero una stupida a pensare che il mio fisico non andasse bene, vorrei riaverlo“.

Continuare a utilizzare come termine di paragone una versione di noi stessi appartenente a venti o trent’anni prima può trasformare ogni cambiamento fisiologico in una sconfitta personale.

Forse la domanda non dovrebbe essere:

“Come faccio a tornare al corpo che avevo?”

ma:

“Come posso aiutare il corpo che ho oggi a stare meglio?”

Non devi amare ogni centimetro del tuo corpo

Anche l’idea di dover necessariamente “amare il proprio corpo” può diventare una nuova forma di pressione.

Ci saranno giorni in cui ti piacerai di più e giorni in cui ti piacerai meno.

Accettare il proprio corpo può significare qualcosa di molto più concreto: smettere di considerarlo continuamente un progetto incompleto.

Nutrirlo.

Muoverlo.

Ascoltarlo.

Curarlo.

E riconoscere quello che ti consente di fare.

Dal corpo da guardare al corpo da vivere

Forse è questo che rende così potente la risposta di Manila Esposito.

Non ci chiede di convincerci che ogni corpo sia esteticamente perfetto.

Ci ricorda qualcosa di più importante:

un corpo non esiste soltanto per essere guardato e giudicato

È lo strumento attraverso cui facciamo esperienza della nostra vita.

E allora, la prossima volta che ti guardi allo specchio e inizi immediatamente a fare l’elenco di quello che vorresti cambiare, prova ad aggiungere una domanda:

“Che cosa mi permette di fare oggi questo corpo?”

Potresti accorgerti che, mentre eri impegnato a giudicarlo, lui continuava semplicemente a portarti avanti, in posti meravigliosi a vivere momenti speciali.

Articolo scritto e redatto da:
Dott.ssa Alfieri Arianna, biologa nutrizionista

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