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Tempo di lettura: 5 min'Ho rovinato la dieta in vacanza? La storia di Franco
Se al rientro ti stai chiedendo: “Ho rovinato la dieta in vacanza?”, fermati un momento. Qualche pasto diverso dal solito non cancella automaticamente ciò che hai costruito nei mesi precedenti.
La storia di Franco, 58 anni, racconta una conquista che va oltre il numero sulla bilancia: riuscire a vivere le ferie senza contare ogni boccone e senza tornare a casa schiacciato dai sensi di colpa. Perché un percorso alimentare funziona davvero quando riesce a entrare nella vita reale, vacanze comprese.
Una dieta che funziona sempre, anche in vacanza
La vera prova che un piano alimentare funziona non è quando si perde peso, quando ci si sente meglio e nemmeno quando i centimetri scendono. Un piano di dimagrimento può definirsi efficace quando non si pensa: “Ho rovinato la dieta in vacanza?”
Mery nella puntata di oggi ci parla della storia di Franco che ha iniziato con Mi Piace Così per dovere ma poi si è ritrovato libero non solo dai chili in eccesso ma anche dai sensi di colpa: quello che ha un peso molto più alto dell’adipe sulla pancia.
Oggi Mery tramite la storia di Franco ci racconterà come spegnere definitivamente l’ansia dal cibo.
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“Me l’ha detto mia moglie”
La storia di Franco somiglia a quella di molte altre persone che conosciamo, o magari ricorda noi stessi: lui ha 58 anni, una vita passata a lavorare sodo con la sveglia che suona presto e le giornate che finiscono quando finiscono.
Franco non è arrivato da Mery perché voleva rimettersi in forma, ma perché sua moglie, dopo l’ennesima visita medica, ha posato le analisi del sangue sul tavolo della cucina, lo ha guardato negli occhi e ha detto: ‘Adesso basta rimandare’.
Lui ha detto sì. Forse per farla stare tranquilla, forse perché, sotto sotto, sapeva che aveva ragione.
“Le mie analisi sono un disastro”
Quando Franco e Mery si sono sentiti la prima volta lui le ha riferito solo tre cose: “Faccio fatica a fare le scale, non dormo la notte e le mie analisi sono un disastro“
Non ha voluto dire quanto pesava, e Mery non ha insistito: perché molte persone non riescono a salire sulla bilancia. E a volte, anche se ci riescono, dire quel numero ad alta voce gli crea un senso di disagio da cui non riescono a ripararsi.
Vi racconto questa partenza che non ha nulla di romantico: non ha iniziato il percorso perché spinto da amor proprio, perché voleva riscattarsi o vedersi bene. Franco il tempo di guardarsi allo specchio forse non l’ha mai avuto.
Questo inizio non è romantico ma è solido: mosso dall’amore verso la compagna di una vita, dalla paura di un foglio di carta fuori range e dal terrore di essere di intralcio alla vita dei figli.
La motivazione silente
Franco ha iniziato la dieta a febbraio e per mesi è andato avanti con una costanza silenziosa: non c’er anessuan chiacchierata entusiasta, solo conversazioni brevi, dritte al punto: “Si, il programma è comodo”, “I piatti pronti non fanno impazzire mia moglie”. “Buoni”.
E Mery ha rispettato quel silenzio.
Poi però, qualcosa si è mosso: l’estate, la Puglia, la terra de “le signore sulle sedie” per citare la famosa canzone di Brancale, Levante e Delia.
La terra dei pasti che non riguardano mai solo il cibo ma una nonna che gode nel vedere insieme tutta la famiglia, anche quella che viene dal nord solo per le ferie.
In quella terra dove forse anche tu hai passato qualche settimana ad agosto e sai benissimo che “no, grazie” è un insulto.
Mery era pronta a ricevere un messaggio di crisi, un messaggio di aiuto per sapere cosa mangiare per non rovinare la dieta in vacanza.
E il messaggio è in effetti arrivato, ma contenente un testo totalmente differente dall’atteso: “Non sto pensando a quello che mangio. Non so se è un bene o un male”.
Ci sono molti momenti in cui noi nutrizionisti ci sentiamo soddisfatti del nostro lavoro. E poi ci sono i momenti come questi in cui ci sentiamo infinitamente felici. I momenti che ci fanno pensare “ce l’ho fatta”. E Mery, dopo aver letto quel messaggio, avrà sorriso, commossa.
Pensare al cibo può rovinare la dieta in vacanza
Mery così è rimasta qualche secondo a fissare lo schermo del cellulare, su quell’app verde che comunicava un messaggio importante: per anni Franco ha creduto che una dieta potesse funzionare solo pensando continuamente al cibo.
Ma con quel messaggio, senza rendersene conto, mi stava dicendo che il cibo stava tornando ad essere una semplice parte della sua giornata, e non più il centro della sua vita. Non più qualcosa da controllare, non più qualcosa che ci controlla. Ma tornava ad essere solo cibo. Non una fonte di preoccupazione che rovinasse la dieta in vacanza.
Perché vedete, per la maggior parte delle persone, “non pensare al cibo” durante una dieta sembra un campanello d’allarme.
Come se fosse una perdita di controllo. Ma la perdita di controllo non riguarda le calorie del cibo che non contiamo, c’entra poco con la riflessione che facciamo guardando il tabellone dei gelati per capire quale sia meno “dannoso”. La perdita di controllo è quella che a lungo andare porta ad un disturbo del comportamento alimentare, quello che ci fa estraniare da noi quasi a sembrare vittime della Maga Circe.
Liberi dall’ansia del cibo
Franco stava sperimentando qualcosa di nuovo: il cibo aveva smesso di occupare tutto lo spazio nella sua testa.
Aveva smesso di essere un’ossessione.
Chi decide di rimettersi in forma, spesso crede di voler vedere solo un numero più basso sulla bilancia. Ma la verità psicologica è un’altra: le persone vogliono smettere di sentirsi in colpa. Vogliono smettere di fare calcoli matematici ogni volta che si siedono a tavola.
E il peso è solo la superficie. Sotto, c’è un rapporto con il cibo che per troppi anni è stato una fonte di ansia.
E alla fine a Franco Mery ha semplicemente risposto: “È un bene. È più che un bene.’“
I sensi di colpa che scompaiono: non hai rovinato la dieta in vacanza
Al rientro dalle vacanze, Franco mi ha detto non aveva quel classico senso di colpa di chi sente di aver “rovinato tutto”.
Le sue parole sono state: “Pensavo di sentirmi in colpa. Invece sono solo stanco per il viaggio in autostrada“
Il suo percorso sta andando avanti e nel mentre, sono già arrivati parecchi i cambiamenti, di quelli che non vedi solo sulla bilancia: è scomparso l’affanno sulle scale, i suoi movimenti sono più fluidi, e finalmente ha un sonno regolare.
Ed è arrivato anche il giorno in cui il suo medico, guardando le nuove analisi, si è tolto gli occhiali e gli ha detto: “Ha fatto qualcosa di diverso, vero?”
E lui, forse un po’ sorridendo, un po’ in imbarazzo avrà detto: “Sa, mia moglie mi ha fatto seguire quella dieta che passano alla TV“
Hai rovinato la dieta in vacanza o hai rovinato la vacanza con la dieta?
Siamo a fine agosto: forse in questo momento stai guidando per tornare a casa, sei su un’aereo in attesa di mettere lo smartphone in modalità “aereo” e, ascoltando questa puntata del podcast o leggendo questo articolo ripensi alle scorse settimane.
Stai ripensando a tutte quelle volte che avete contato quanti cucchiaini di arachidi avete mangiato, avete cercato nel menu di quel ristorante la variante più light di un pasto vacanziero, ripensate a quei momenti in cui indossando il costume avete pensato “Sto rovinando la dieta in vacanza“.
Oggi Mery ci fa riflettere: spegni questa calcolatrice mentale e prova a chiederti invece cosa avete costruito per voi stessi in questi mesi.
Pensa anche ad una sola piccola abitudine, un modo più sereno di sedervi a tavola o una tregua con il vostro specchio.
E se arriva qualcosa nella mente, le vostre vacanze non hanno rovinato un bel niente.
Hanno solo dimostrato quanto è solido quello che state costruendo.
Ma se non vi viene in mente nulla e se sentite di dover ricominciare da capo per l’ennesima volta, allora la domanda da farsi non è “come recuperare dopo l’estate”.
La domanda giusta è chiedersi: cosa volete costruire, questa volta, che sia abbastanza forte da non distruggersi alla prossima vacanza.









