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Tempo di lettura: 5 min'Senso di colpa dopo aver mangiato: da Dante al tuo piatto
Il senso di colpa dopo aver mangiato ha una voce antica, che sembra saggia, giusta. Ma non è la tua voce. La tua voce, infondo non l’ascolti mai. E questo è quello che invece ci vuole insegnare Mery nel podcast “Mi Piaccio Così – La voce del tuo corpo“: vuole insegnarci ad ascoltarci, perché la nostra voce è l’unica che dovrebbe avere importanza. In particolar modo, in questa puntata Mery ci aiuta a riconoscere il senso di colpa: premi play e ascolta la puntata, oppure continua a leggere qui per scoprire come cosa fare, con quella voce severa che ci richiama per una pizza, un dolce o una coccola.
Perché pretendi sempre troppo da te?
A scuola, dovevi sempre dare il massimo; al lavoro invece, sei la prima persona a varcare le porte dell’ufficio e l’ultima ad uscirne. A casa, non puoi rilassarti nemmeno li: non devi deludere mai nessuno. E persino a tavola, proprio in quel posto che dovresti semplicemente nutrirti, diventi il peggior giudice di te stesso. Il controllore interno che alimenta il senso di colpa dopo aver mangiato da una valutazione sulle tue scelte a tavola: non dovevi mangiare quei grissini prima del primo, forse sarebbe stato meglio cucinare meno pasta. Pizza? Di nuovo? Hai avuto già quel compleanno ieri.
Non è la disciplina. È qualcosa di più duro, che non sa perdonare.
E’ un controllore interno che però non è nato con te, è una voce che si somma ad altre, ma nessuna di queste è la tua.
Da dove parte il senso di colpa dopo aver mangiato
Se ti dicessi che il senso di colpa dopo aver mangiato non viene dalla pizza, dalla nutrizionista o dal tuo medico di base. No, non arriva nemmeno dalla tua voglia di dimagrire. La voce del senso di colpa dopo aver mangiato arriva da lontano: è antica, o meglio, antiquata.
Persino Danta ce l’ha raccontata nella sua Divina Commedia: nell’Inferno dantesco c’era il girone dei golosi. Questi ultimi, verranno condannati con la fame eterna.
Ma no, l’invenzione del senso di colpa non è del Sommo Poeta, è ancora più antica: viene dalla Chiesa, dalla famiglia, nelle regole non scritte. Il piacere, qualunque esso sia, va pagato e purificato. Non puoi provare piacere se prima non lo meriti, non puoi provare piacere e uscirne indenne.
Il senso di colpa dopo aver mangiato non è scritto nei nostri geni, ma lo abbiamo assorbito come un qualcosa di assodato.
Dante puniva i golosi con fame eterna. Sette secoli dopo… ce la infliggiamo da soli. Ogni giorno. A tavola.
Come cerchiamo di compensare il senso di colpa dopo aver mangiato
Mery ci racconta come, ogni giorno, in ogni occasione, cerchiamo di compensare il senso di colpa dopo aver mangiato, rovinando ogni momento lieto:
“Mamma mia che mangiata! Questa sera digiuno!” Lo ha detto tua zia, dopo il pranzo di Natale.
“Oggi a pranzo non mangio, così questa sera mi sfondo al sushi” Lo dice quel tuo amico fissato con il peso corporeo (che poi, quando sei a dieta puoi comunque mangiare un All You Can Eat di sushi senza strafare…scopri qui come!)
In ultimo: “Questo fine settimana ho mangiato davvero troppo! Da lunedì dieta ferrea!” quell’amica che è venuta con te in pizzeria il sabato e magari avete fatto una colazione insieme la domenica mattina.
Queste frasi ti entrano dentro, e se anche tu in quel momento non stavi alle calorie, grassi e cibo in eccesso ma ti stavi solo godendo quella fetta di torta alla crema con i pinoli, ecco che il senso di colpa arriva anche per te.
La voce del senso di colpa dopo aver mangiato la conosci dall’infanzia
“Se fai il bravo ti compro il gelato.”
“Se non finisci tutto niente dolce.”
“Prima finisci il piatto, poi puoi giocare”
Lo so che le riconosci. Le hai sentite a tavola, da bambino. In casa tua, o in quella di qualcun altro.
Con queste frasi, sicuramente dette con amore, abbiamo imparato che il cibo è una misura di merito. Non un nutrimento, ma un premio. Hai imparato che c’è il cibo giusto, il cibo cattivo, quello che va bene e quello che invece non va assolutamente bene.
Queste frasi non ce le ripete più la mamma o il nonno, ma noi stessi: e pensiamo che siano giuste, che sia il nostro io a darci un suggerimento, un monito per quello che va fatto.
Dal senso di colpa dopo aver mangiato al senso di inadeguatezza
Ma a questa voce che alimenta il senso di colpa dopo aver mangiato si somma anche il senso di inadeguatezza che nasce ogni volta che ti paragoni a qualcun altro: paragoni la vita di tizio alla tua, il lavoro di caio al tuo, la relazione di quella persone alla tua relazione. E poi confronti anche il corpo, la dieta, l’allenamento di qualcun altro con il tuo corpo, la tua dieta, il tuo allenamento. Ma quel qualcun altro non sei tu.
La cosa peggiore è che oggi, nel 2026, non ci paragoniamo solo alla cugina antipatica, all’amico sempre perfetto: il paragone di oggi è infinito. Apri i social e in trenta secondi hai visto cento vite, cento corpi, cento piatti. E il controllore interno prende appunti su tutto.
E se pensi che tutto ciò non ti tange, che non hai nessun senso di colpa dopo aver mangiato, è perché nel 2026 la pizza non la chiamiamo più “peccato” ma “sgarro”, la dieta “ferrea” non la chiamiamo più così ma “mangiare pulito”. Cambia solo il vocabolario, ma il concetto resta.
Il controllore interno
Ma dopo anni di appunti e appunti, ecco che il controllore interno comincia ad agire: ti dice cosa mangiare, quanto mangiarne, che scusa inventare per evitare quell’invito a cena. E tu ascolti quella voce perché ti sembra famigliare, sicura, sembra la tua.
Allora mangi in più, poi arriva il senso di colpa dopo aver mangiato, salti il pasto successivo. La mattina dopo ti svegli con una promessa: da oggi si ricomincia. Mangio meno e mangio meglio. E ci provi per davvero. Ma quella promessa è figlia della colpa della sera prima, non di una scelta libera. E quando arriva il prossimo pasto, hai solo più fame. E cedi.
E il loop ricomincia.
Anche gli animali mangiano di più quando sentono che qualcosa non va. È una risposta biologica, automatica. È un modo per calmarsi. E no, il tuo gatto non si sente in colpa se ha mangiato qualche croccantino in più.
Il controllore interno è peggio di quello esterno: se vedi il tuo nutrizionista al ristorante ti giustifichi subito: “Dottore oggi sgarro, ma da domani dieta!”
Ma il nutrizionista è a cena fuori, proprio come te.
Il nutrizionista ti ha scritto in dieta 100g di pasta, ma la voce interna ti dice che 80g bastano. Che quella settimana la pizza la puoi saltare, anche se è scritta in dieta. Sei più duro con te stesso di quanto gli altri lo siano con te.
Come abbassare il volume del senso di colpa dopo aver mangiato
C’è una cosa che voglio lasciarti per iniziare a riconoscere questa voce che non è tua. La prossima volta che arriva il senso di colpa dopo aver mangiato, non dargli subito ascolto ma chiediti solo una cosa:
Questa frase la direi a qualcuno che amo?
Se la risposta è no — e quasi sempre è no — allora non è la tua voce: è un eco antico, un’abitudine, una storia che hai ereditato e imparato a scambiare per tua.
Ma oggi sai da dove arriva. E quando una voce la riconosci, puoi decidere di abbassarle il volume









