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10 Aprile 2026

Tempo di lettura: 5 min'

Il Diavolo veste Prada: vent’anni con la cultura della dieta

La cultura della dieta è in ogni dove: nei commenti a tavola a Natale, negli sguardi che le commesse ti lanciano dopo che gli hai detto che porti una taglia 42, e persino al cinema.

Infatti, la diet culture la incontriamo in moltissimi film che raccontano spaccati di quotidianità, di cibo e di rapporto con il cibo. E per trovare la cultura della dieta al cinema non devi guardare film che parlano espressamente dei disturbi del comportamento alimentare come To the Bone (Fino all’osso, 2017) con Lily Collins o The Whale (2022).

Per trovare la diet culture basta guardare qualsiasi film o serie tv, persino alcuni cartoni animati. Alcuni esempi?

  • Means Girl con la sua iconica scena: “Il burro è un carboidrato?
  • Little Miss Sunshine, e la scena del gelato.

Sentite anche voi il disagio, vero?

Ci sono film però, che non hanno solo qualche scena con accenni della diet culture: ci sono infatti capolavori del cinema che veicolano il messaggio della cultura della dieta continuamente, scena dopo scena. Uno di questi è il famosissimo Il Diavolo veste Prada

Il Diavolo veste Prada, il ritorno

Il Diavolo veste Prada è un film che funziona, un capolavoro che 20 anni dopo, anche con un sequel in arrivo, fa parlare di se per moltissimi motivi:

  • Un cast stratosferico con una Meryl Streep e una Anne Hathaway semplicemente meravigliose
  • E’ il film che Hollywood non voleva: chi avrebbe mai guardato un film sulla moda? Ma, la verità è che questo NON è un film sulla moda: è un film sul POTERE
  • Ha riprogrammato il nostro dizionario: “Fiori a primavera? Avanguardia pura“, “Questo è tutto“, “Tu mangi carboidrati

Ed è proprio su quest’ultima frasi, portavoce della cultura della dieta, che ci concentreremo: Mery ne parla nella puntata del podcast “Mi Piaccio Così – La Voce del Tuo Corpo”. Premi play e ascoltala qui!

La cultura della dieta tra Miranda, Andy e Emily

In questo capolavoro cinematografico che ha messo in ginocchio “Superman Returns” battendolo al botteghino abbiamo delle frasi iconiche che più e più volte hai sentito o persino detto nella tua quotidianità.

E si, non sono solo “Ceruleo“, un colore che nessuno conosceva prima, o “Dettagli di poco conto” ma anche frasi che si sono insinuate nella tua testa, giorno dopo giorno, menzione dopo menzione.

“Tu mangi carboidrati!”

Più di preciso la frase di Emily, detta mentre addenta un panino su un letto di ospedale è:

“I vestiti che ti daranno tu non te li meriti, tu mangi carboidrati!”

Questa è una di quelle frasi della diet culture che resta… ma cosa resta? Restano i sensi di colpa, resta il dubbio “ma per andare a quella festa, non sarà meglio che tolgo i carboidrati per un po’?”.

Resta un rapporto con il cibo non sano, un rapporto con il cibo che ha del conflittuale.

E di nuovo, un colpevole. In questo film sono i carboidrati, in altri i grassi. Il colpevole c’è sempre, ed è sempre un alimento o un gruppo di alimenti: leggi questo articolo per scoprirne di più!

La cultura della dieta e il mondo del lavoro

“Cercasi commessa di bella presenza”: quante volte hai letto questo annuncio? Bhè, questo è proprio quello che succede quando gli standard di bellezza, la diet culture e il patriarcato si incontrano.

E questo è quello che accade alla nostra protagonista de “Il Diavolo veste Prada” quando Miranda dice:

“Io assumo sempre lo stesso tipo di ragazza: alla moda, magra ovviamente […] ma capita spesso che si rivelino deludenti e stupide. Ma con te […] mi sono detta ‘provaci, corri il rischio, assumi la ragazza sveglia e grassa’”

La narrazione la etichetta come “grassa” semplicemente perché non rientra nello standard estetico del mondo della moda degli anni 2000, dove la taglia 38 era la norma, e tutto il resto era già troppo. 

Qui il messaggio è chiarissimo: non c’entra il peso, è tutta una questione di canone

Ed è questa la forma di body shaming più difficile da riconoscere: quella che non ti attacca direttamente, ma ti fa sentire sbagliata solo perché non somigli allo standard che ti viene richiesto. 

Tutto ciò viene confermato in un’altra scena iconica dove la cultura della dieta non è nemmeno troppo celata: quando Andy è orgogliosa dei chili che ha perso e Nigel ne è fiero.

La cultura della dieta e la compromissione della salute

Con questa scena tocchiamo vertici assurdi: Emily spera di beccarsi un influenza per raggiungere il suo peso ideale.

“Ora mi serve solo una colite e arrivo al peso ideale”

Ma che vuol dire “peso ideale”? Il peso ideale è quello che dovrebbe permetterci di rimanere in salute, compatibilmente con i nostri impegni, voglie, gusti alimentari e la sostenibilità della dieta mista ad attività fisica. Ma nella diet culture tutto questo non è minimamente contemplato: la cultura della dieta reputa “ideale” quello che rientra perfettamente nel canone estetico del momento.

Perché proprio come la moda di cui si fa portavoce questo film, la cultura della dieta varia con il tempo, spesso peggiorando di anno in anno.

Cultura della dieta confusa con benessere

“Voglio sentirmi come Andy durante la sua trasformazione”

Questa è una frase che ho sentito dire molte volte ai miei pazienti: capisco cosa intendono, perché tutti abbiamo sognato di essere lei in quel momento.

Perché se invidiamo Miranda per la sua competenza, per il rispetto che le portano e il terrore che incute, allo stesso modo proviamo un sentimento simile per Andy. Andy ce l’ha fatta, è riuscita ad adeguarsi, a essere un veicolo della cultura della dieta, a controllarsi.

E tutto questo sembra sano, vincente, ma non lo è.

Non devi portare una 38 (che è la nuova 42 come dice Nigel) per sentirti bene con te stesso, ma questo film ahimè invece esprime tutt’altro.

E se ripensi a quante volte hai rivisto quel film… forse ti accorgi che, senza volerlo, ti ha fatto contare i carboidrati, evitare la pasta per un evento, ignorare la fame “per essere in forma”. Quel film non è solo un cult: è lo specchio di pressioni che abbiamo respirato tutte. 

Ma quindi cos’è la cultura della dieta?

La cultura della dieta è l’insieme di idee, messaggi e pressioni sociali che ti portano a credere che essere magro sia sinonimo di salute, bellezza e successo, e che per raggiungerlo sia necessario controllare rigidamente ciò che mangi.

È un sistema culturale che:

  • mette il peso al centro del valore personale
  • promuove restrizioni, regole alimentari e “diete” come soluzione universale
  • crea sensi di colpa legati al cibo e al corpo
  • influenza il tuo rapporto con l’alimentazione, spesso rendendolo più rigido o conflittuale

In pratica, non riguarda solo cosa mangi, ma come pensi al cibo, al corpo e a te stesso.

Il Diavolo veste Prada 2: diet culture o no?

“Il Diavolo veste Prada” è un capolavoro, ma se lo riguardi oggi, con vent’anni in più sulle spalle, vedi la verità. Non eri tu sbagliata. Era il copione ad esserlo. 

E qualunque cosa racconterà il sequel, una cosa non cambia: tu meriti di mangiare senza sensi di colpa. Di sentire la fame e ascoltarla. Di essere sana, non una taglia. 

Perché certi messaggi non arrivano urlando. Arrivano mentre sogni New York, le passerelle, gli abiti impossibili — e ti scivolano dentro senza che tu te ne accorga.

Ascoltate Anna Hathaway: andate a vedere al cinema “Il Diavolo veste Prada 2” con un bell’abito addosso che vi faccia sentire meravigliosi, e ascoltate me, la nutrizionista di Mi Piace Così: mentre lo guardate, se ne avete voglia, mangiate i pop-corn bevendo anche una coca. Perché il piacere, passa da momenti come questi: spensierati, circondati da quello che amiamo.

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